Terre Caudium
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 30/07/2010 @ 14:49:46, in Maria Lucrezia Caporaso, linkato 538 volte)
 
Di Admin (del 18/05/2010 @ 12:34:48, in Maria Lucrezia Caporaso, linkato 681 volte)

Accade durante i primi giorni di maggio, un nuvolo d'api dal piacevole ronzio decide di fare sosta. La colonia sceglie di concerto di fermarsi, si sistema su un ramo d'olivo, tra le viti, velocemente e con una coordinazione tale da lasciarci ammirati. Osservare la collaborazione sinergica di queste "piccole e indispensabili amiche" è stupefacente! Ospitate poi in un alveare, oggi operano nella piccola vigna sita nella contrada Sala (Cautano)...

 
Di Admin (del 04/05/2010 @ 11:25:56, in Maria Lucrezia Caporaso, linkato 761 volte)

http://www.lucianopignataro.it/a/merum-2007-aglianico-del-taburno-doc/10863/

Uva: 100% aglianico - Fermentazione e maturazione: acciaio e legno.

 Succede con la prima domenica di bel tempo di mettersi in moto con amici e raggiungere per l’ora di pranzo gli stand allestiti nella piazza di Castelpoto per la ‘Fiera mercato della salsiccia rossa. Appena il tempo di dare uno sguardo agli stand, dall’offerta non proprio impeccabile, per sedersi nello spazio gastronomia poco affollato. Queste premesse poco rosee finiscono però con il trasformarsi in piacevole momento quando si inizia a degustare un’insolita offerta gastronomica: pregevole frittatina di asparagi selvatici, ottimi broccoli lessati e conditi con olio extravergine di oliva, aglio ed alicette ed infine i salumi con la saporitissima salsiccia presidio Slow Food. Ma la sorpresa più piacevole è stato l’impatto con l’etichetta Merum, un aglianico Taburno Doc (annata 2007) prodotto da un’azienda per noi fino a domenica scorsa sconosciuta: Terre Caudium. Un vino di bella struttura ma soprattutto di piacevolissima beva, con belli frutti rossi subito avvolgenti all’olfatto e ben avvertiti anche al gusto, dove la nota più convincente è data dalla marcata gioventù del nettare che presenta tuttavia un tannino già bello morbido. Questo calice, che pure nel colore mostra intensa gioventù, a poco più di due anni dalla vendemmia si mostra in piena forma, godibilissimo. Si tratta di un vino di alta collina, visto che l’azienda situata a Cautano (ma con vigneti anche in territorio di Vitulano) sorge intorno ai quattrocento metri sul livello del mare. Le uve del ‘Merum’ provengono dalla vigna di proprietà detta “Ponterotto”, sita proprio in tenimento vitulanese. Resa di sessanta quintali per ettaro da una vigna con sistema di allevamento a pergola (tendone). La raccolta avviene a fine ottobre (da qui il frutto avvertibile giovane) con tre settimane di fermentazione in vasche di acciaio. A seguire il riposo di circa undici mesi in barrique di primo passaggio. L’annata 2007 è stata la prima in bottiglie per questa giovanissima azienda che propone, oltre all’etichetta di cui stiamo parlando, anche un Aglianico Campania Igt ottenuto da uve che provengono da piante trentennali, una falanghina versione Taburno Doc e due etichette coda di volpe, un Igt Campania ed una Taburno Doc. I vari processi lavorativi sono seguiti da Sergio Romano che da queste parti (precisamente a Torrecuso con i nettari di ‘Torre Varano’) si è già fatto segnalare con calici di notevole fattura. A noi non resta, viste anche le condizioni non certo ottimali di domenica scorsa, che spostarci a Cautano per una visita aziendale e per una degustazione più attenta delle restanti etichette. Le premesse, in questo caso, sono di bella speranza.

Questa scheda è di Pasquale Carlo

 
Di Admin (del 20/03/2010 @ 16:43:51, in Maria Lucrezia Caporaso, linkato 11404 volte)

Pare doveroso cercare di fare un po’ di chiarezza, ardua e audace mission considerando la complessità poco ordinata dell’ “universo bicchiere”!

Bicchiere (definizione): “piccolo recipiente, di varie forme, misure e materiali, adatto ad essere portato alla bocca utilizzando una mano. Ha lo scopo di ospitare un liquido da bere”, nel nostro caso vino.

Nella sua semplicità può anche apparire come un accessorio di poca importanza. Tuttavia il bicchiere svolge un ruolo essenziale e determinante per la valutazione di un vino.

Durante la sua storia, l’uomo ha prodotto una miriade di bicchieri, differenti per forma, grandezza/capacità, per materiali utilizzati e se vogliamo anche per valore. Ma è a partire dal IV secolo a.C. che cominciano ad appa¬rire i primi contenitori per bevande in vetro realizzati da artigiani anche italiani. Sono coppe di forma semisferica o conica, con o senza piede. Nei secoli successivi le forme si fanno più complesse, sempre più elaborate e fantasiose, e con la produzione di massa il loro uso diventa universale.

I bicchieri, propriamente calici da vino, sono oggi argomento di grandi dibattiti. Uno degli errori che spesso si commettono quando si apre una bottiglia di vino è quello di sottovalutare (o al contrario talvolta di esasperare), l'importanza della scelta del giusto bicchiere dove poterlo degustare. Si sà, la personalità di un vino può essere esaltata o sacrificata a seconda del calice prescelto. Va da sé che la percezione delle caratteristiche olfattive e gustative di un vino possono cambiare da un bicchiere all'altro; ciò sia in virtù della diversa forma che del materiale utilizzato, il peso, la dimensione, lo spessore, la trasparenza, tutti elementi che avalleranno e aiuteranno a migliorare ed esaltare i sapori e gli aromi di un vino. Ai fini di una buona degustazione sono generalmente preferibili calici a gambo lungo, che oltre ad essere molto eleganti, risultano funzionali: permettono di evitare il contatto delle dita con la superficie del calice che, oltre a lasciare impronte indesiderate, il contatto con la mano può alterare la temperatura del vino stesso, o trasmettere eventuali odori estranei. Come dovrebbe quindi essere, in breve, un bicchiere da vino? In primis la scelta del bicchiere appropriato è legata alle caratteristiche del vino stesso. Dato per assunto ciò, in generale sono da preferire bicchieri di cristallo sottile o di vetro il meno pesante possibile, incolore, trasparente tanto da consentirne l'apprezzamento visivo dei colori, della limpidezza. Importante è anche la capienza, per consentire l’ossigenazione del vino e quindi lo sprigionarsi dei profumi, così da coglierne al meglio il bouquet.

CONSIDERAZIONI: occorre sempre ricordare che ognuno è libero di utilizzare il bicchiere che meglio crede, cercando magari, a fronte di un acquisto, di scegliere un tipo di bicchiere che si adatta a diversi tipi di vino, così da ottimizzare la spesa. Si suggerisce, per lavare i bicchieri, di usare acqua calda e detergenti inodore, lasciare asciugare il bicchiere all'aria e poi passarlo con un panno senza filamenti per eliminare i residui opachi.

E’ importante che il calice scelto sia quello giusto…ma è fondamentale che “il bicchiere sia sempre ‘mezzo pieno’”.

Per i ns bianchi Taburno Coda di Volpe e Taburno Falanghina, consigliamo un calice di tipo “B”, perché: “Il corpo più largo con apertura maggiore, consentiranno una migliore percezione degli aromi complessi dei vini bianchi che saranno valorizzati in bocca grazie all'apertura diritta che dirigerà il vino nelle parti laterali e posteriori della lingua, per poi giungere, infine, alla punta e valutare quindi, in modo complessivo, la sua morbidezza.”

Per il Campania Aglianico consigliamo un calice di tipo “A”, perché: “Questo bicchiere è essenzialmente uguale a quello utilizzato per i vini bianchi, di fatto si può utilizzare tranquillamente lo stesso bicchiere. Questo tipo di vino, con tannini, deve stimolare principalmente le parti interne della bocca ed evitare, almeno nella fase iniziale di introduzione nella cavità orale, il contatto con le gengive che a causa dell'astringenza darebbero luogo ad una sensazione tattile poco piacevole. Il corpo del bicchiere dovrà essere inoltre largo in modo da consentire un'adeguata ossigenazione e sviluppo degli aromi.”

Per il Merum (Aglianico del Taburno DOP) consigliamo un calice di tipo “C”, perché: “La grande dimensione di questo bicchiere consente la giusta ossigenazione del vino affinato in botte, i cui tannini hanno già assunto un carattere più morbido. La forma ampia di questo bicchiere consente lo sviluppo di aromi complessi e terziari.”

 
Di Admin (del 06/02/2010 @ 17:11:38, in Maria Lucrezia Caporaso, linkato 612 volte)

Potare (definizione) “tagliare ad arte i tralci della vite per conferire una determinata forma alla pianta e regolarne la produzione”.

Stagione della potatura :fine dicembre/fine febbraio, periodo nel quale la pianta arresta la sua crescita, entra per così dire nella fase di riposo invernale, nell’attesa di riprendere la sua attività riproduttiva in primavera.

La potatura è un’operazione del tutto manuale ma che sottende una elevata conoscenza e specializzazione. Il viticoltore deve soffermarsi su ogni singola pianta e valutarne lo stato di salute e prevederne la fruttuosità. La potatura efficace tiene conto della relazione intercorrente tra vari fattori: il paesaggio, il tipo di allevamento, l’età della pianta, il clima e la variètà dell’uvaggio.

 Nella vigna denominata “Ponterotto” quest’anno abbiamo cominciato la potatura relativamente tardi, si sa è un’attività subordinata alle condizioni climatiche. Quest’inverno ci sta regalando giornate molto rigide. Il vigneto di Ponterotto si sviluppa su un’estensione di circa un ettaro e mezzo, datato 1970. E’ in quell’anno che Pasquale (papà) ha piantato le prime barbatelle. E’ circondato da vegetazione eterogenea: uliveti, ciliegeti, vegetazione boschiva; ciò conferisce equilibrio al microclima contribuendo alla prosperità e rigogliosità delle viti.

 “Era l’anno 1970 quando decisi di dedicare questo terreno alla vite. Avvalendomi sia dell’esperienza e della sapienza tramandatemi da mio padre e ancora prima da mio nonno, sia delle nuove conoscenze circa gli impianti viticoli cominciai a piantare le prime barbatelle principiando così il mio sogno. Due anni dopo cominciai a raccogliere i primi grappoli di aglianico. L’emozione e la soddisfazione derivanti dall’ottenimento di una buona qualità erano tali che fui spinto ad impegnarmi sempre di più raffinando così la coltivazione del terreno nonché il sistema di potatura per costringere la pianta, di per sè generosa, a produrre meno, giungendo così ad ottenere un ottima qualità. È a partire dalla potatura della pianta che si giunge all’eccellenza nel bicchiere. Proprio così”. (Pasquale Caporaso)

SCHEDA TECNICA VIGNA “PONTEROTTO”

Comune: Vitulano Zona: Località denominata “Ponterotto” a circa 350m s.l.m.

Tipo di terreno: Medio impasto tendente all’argilloso e profondo / collinare

Tipo di allevamento: Tendone

Varietà: Aglianico

Tipo di agricoltura: Ecocompatibile

 
Di Admin (del 22/01/2010 @ 16:19:31, in Maria Lucrezia Caporaso, linkato 564 volte)

 

AGLIANICO

L’Aglianico è uno dei vitigni autoctoni italiani più importanti. Coltivato prevalentemente in Campania e in Basilicata è divenuto l’emblema del territorio sannita. La coltivazione di questo vitigno è antichissima; furono i Greci ad importarlo intorno al VII – VI secolo a.c. con il nome di “Ellenicon” (cioè originario della Grecia). I romani lo ribattezzarono poi “Vitis Ellenica” incentivandone la coltivazione e la diffusione soprattutto in Campania; trova il suo habitat naturale alle pendici del Monte Taburno in terreni collinari, ricchi in potassio e tendenti all’argilloso/calcareo e ben esposti al sole. Al periodo di dominazione spagnola (Aragonesi XV-XVI secolo) sul regno di Napoli si attribuisce la trasformazione del nome di “Ellenico” in quello attuale di Aglianico in quanto essi pronunciavano la doppia “ll” usando il suono “gli”. “Vino ricercato e prestigioso” come fu definito da Andrea Bacci (XVI sec) e di cui già il poeta Orazio ne decantò l’eccezionalità e l’eccellenza. E’ il frutto di un accordo armonico tra territorio, favorevoli condizioni ambientali, dedizione e capacità professionale di chi si dedica con passione alla sua coltivazione. Il grappolo si presenta di media grandezza e compatto, acini con buccia molto resistente dal colore blu-nero uniforme e ricco di pruina.

CODA DI VOLPE

E’ un vino antico e moderno. Già citato da Plinio il Vecchio nella sua “Naturalis Historia” e conosciuto come “Caudas Vulpium Imitata”, è da sempre nella sapienza colturale sannita seppur ricoprendo dapprima un ruolo di “uva operaia”. Utilizzata per tagliare gli altri grandi bianchi del territorio, si è giunti poi alla decisione di anticiparne la vendemmia e di vinificare in purezza raggiungendo così, vendemmia dopo vendemmia, livelli davvero interessanti. Nella scoperta delle potenzialità della Coda di Volpe e della sua tipicità si legge una proiezione verso la modernità grazie alla sua straordinaria abitabilità ai piatti della cucina “di nuova generazione”. Vitigno ben acclimatato alle pendici del Monte Taburno, presenta un caratteristico grappolo di grosse dimensioni, che ben ricorda una coda di volpe. Acino di piccola e regolare grandezza di colore giallastro e pruinoso. Un’appassionante vino , chi lo sceglie ne apprezzerà le caratteristiche decisamente inconfondibili.

FALANGHINA

Antico vitigno, autoctono, di pregio. Produce un vino di ottima qualità, appartiene con assoluta esclusività alla Campania. Il suo nome sembra derivi da una particolare tecnica di coltivazione della pianta che, introdotta dai greci in Italia, prevedeva l’utilizzo di ausili, pali di sostegno detti “falangi”, da cui falangina. Nella zona alle pendici del Monte Taburno la falanghina ha saputo trovare una delle sue migliori espressioni. Coltivata e vinificata seguendo criteri di elevata attenzione e qualità, ha denominazione doc. Si tratta di una produzione enologica di gran pregio, sia per l’equilibrio della composizione che per la perfetta armonia degli aromi.

 
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